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"Il castello di carta": confronto con l'autore Paolo Romano

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Dalla A alla Z: 83 scrittori che in ogni epoca sono nati a Salerno, nei tanti Comuni del territorio, vi hanno soggiornato o ne hanno scritto. Un viaggio nel tempo e nei luoghi, profili brevi e intensi come racconti, pagine in cui vita e scrittura si fondono in uno degli angoli del Sud più densi di trame. Il castello di carta. Guida letteraria di Salerno e della sua provincia è un libro del giornalista e scrittore Paolo Romano, che firma per Marlin editore (collana La camera del fuoco, 304 pp., 16,90 euro), una novità assoluta. Un’occasione per raccontare da un punto di vista originale un angolo di Mezzogiorno da 2500 anni fa a oggi. Un libro che non c’era e che riserva parecchie sorprese. L’introduzione è firmata da Gennaro Sangiuliano, direttore del Tg2 della Rai.

Paolo Romano, come nasce questa guida?
Questo libro nasce dall’intenzione di collocare non solo la città di Salerno ma anche la sua provincia, che è una delle più vaste d’Italia, al centro de “Il castello di carta” costruito nei secoli dagli scrittori. Ho cercato di avventurarmi nelle loro “stanze” talvolta segrete o poco conosciute. Ho intercettato e intrecciato storie, aneddoti, curiosità, versi, frammenti di vita. La sfida di partenza era dimostrare che la Letteratura è trasversale a ogni centro di potere, che una guida letteraria la si può scrivere non solo per metropoli come Londra, Roma o Parigi. È la periferia dell’impero che volevo raccontare.

Il suo è un “Castello di carta” che risponde a un’idea di territorio e di scambio culturale nel susseguirsi dei secoli e dei periodi storici?
Sì. Attraversando in maniera trasversale il tempo e la geografia, ho voluto mettere su carta un campionario ideale ed esemplificativo del contributo che gli scrittori hanno fornito per la costruzione delle fondamenta culturali di Salerno e di tanti Comuni della provincia salernitana.

Quali sono le peculiarità del volume?
Intanto non c’era nulla di simile. Molto è stato fatto per gli artisti – e sono tanti – che hanno dipinto, raffigurato e idealizzato le due coste, amalfitana e cilentana, soprattutto la Divina Costiera. Ma per gli scrittori non c’era ancora un libro del genere. È un errore ignorare la letteratura cosiddetta “minore”, così come è un errore non tener conto della piccola storia che arricchisce e struttura la Storia. La vera letteratura risponde a forze centrifughe, va dove vuole, si annida dappertutto, tocca borghi, hinterland, paesaggi belli e brutti, luoghi caratteristici e anonimi.

I personaggi raccontati sono 83. A quale aspetto della loro personalità ha dato maggior peso?
Dei loro libri, più o meno famosi, ho provato a fornire l’estrema sintesi. Non era quello lo scopo del volume. Di ogni autore ho colto frammenti di vita, aneddoti, parole offerte al territorio per l’edificazione di un ideale ma concretissimo baluardo: un castello di carta è per natura fragilissimo, il castello della letteratura invece è quanto mai solido. Gli edifici prima o poi crollano, si sgretolano, le parole rimangono nel tempo. Spero che Il castello di carta possa dare il suo contributo alla conservazione di questa edilizia della memoria.

Che idea del Sud e non solo del Salernitano emerge da questa prima guida letteraria del territorio?
Si è sempre detto che Il Sud paga lo scotto d’esser stato dominato, nei secoli, da diversi popoli stranieri. Questo è vero, ma c’è anche il rovescio della medaglia: nelle nostre vene scorre sangue magno-greco, romano, longobardo, normanno, ispanico, francese. Una “biodiversità” che si traduce, ovviamente, anche in una straordinaria ricchezza culturale. Se a ciò aggiungiamo un paesaggio unico al mondo, il mix è perfetto per attrarre scrittori e scritture. Parafrasando il grande Fernand Braudel, direi che le memorie del Mediterraneo sono fatte anche di letteratura.

Se dovesse individuare tre figure simbolo del libro quali sceglierebbe?
Difficile rispondere, ma non mi sottraggo alla domanda. Dunque la terna: lo scrittore ungherese Sàndor Màrai, considerato tra i grandi della letteratura del Novecento, che visse dodici anni del suo esilio in totale anonimato in un condominio della zona orientale di Salerno; Michele Prisco che è stato il vero cantore della provincia meridionale e l’americano Gore Vidal, che ho conosciuto durante una cena a Ravello: gli domandai cosa ne pensasse di John Fante e quasi litigammo perché si ostinava a sostenere che si trattava di un mito letterario creato da noi italiani e che negli Stati Uniti l’autore di Chiedi alla polvere non godeva di grande considerazione.

 

Il marlin, da cui la casa editrice prende il nome, ├Ę il pescespada che Hemingway amava pescare
al largo di Cuba e che gli ha ispirato lo splendido romanzo “Il vecchio e il mare”

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