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Intervista alla scrittrice Monica Zunica

Libro: Awen. Il confine
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«State per leggere qualcosa di profondamente diverso da tutto quello che avete letto nella vostra vita. Un fantasy, si potrebbe dire… Qui però, ed è una differenza fondamentale, ad alterare un flusso fin troppo noto e prevedibile e a rendere la lettura un’esperienza profondamente unica ci sono contaminazioni e riferimenti apparentemente così lontani e perfino contrapposti da lasciare a bocca aperta»: così lo scrittore Maurizio de Giovanni introduce il primo libro di una trilogia fantasy , novità di Marlin editore in uscita nelle librerie e store online il 30 settembre 2021. Con Awen. Il confine (pagine 432, € 18,50) di Monica Zunica, già autrice di romanzi e racconti, la casa editrice di Tommaso e Sante Avagliano inaugura la collana di fantasy e mistery “Mondi sommersi”.

Partiamo da lei: chi è l’autrice?
Sono napoletana, e su questo non ci sono dubbi anche se circa dieci anni fa ho lasciato Napoli per amore del bosco. Con la mia famiglia vivo in una grande casa in un paesino dell’Alto Molise che conta centocinquanta abitanti. In casa nostra ospitiamo molti amici tra cani, gatti, papere e tartarughe. Mai nella mia vita ho ignorato il grido di aiuto di quelle creature che Anna Maria Ortese chiamava “il popolo muto”. Sono laureata in Filosofia perché ho sempre amato le domande più delle risposte e sono una scrittrice perché un solo mondo non mi è mai bastato. Sono figlia del bosco, del mare, del fiume e della radura che mi permette una circolarità di emozioni e pensieri. Nel 2007, ho desiderato sposarmi. Sognavo però, per il mio matrimonio una cerimonia nel bosco, magari accanto a un ruscello. Immaginavo la nostra unione benedetta dagli Elementi della Natura. Un amico mi suggerì il rito celtico e quello fu l’inizio di una nuova vita che mi ha dato la possibilità di studiare e approfondire una filosofia di vita che è di fatto un sentimento spirituale e oggi sono io stessa una bandrui, celebro matrimoni celtici seguendo gli insegnamenti dell’Obod e mi diletto nella pratica degli Ogham. Infine sono un’appassionata di rievocazione storica.

Come nasce la sua passione per il fantasy?
Per me il “fantasy” è una naturale predisposizione dell’animo umano e la fonte di tutto ciò che è poi diventato letteratura. Anticamente i cantastorie, che narravano di magiche trasformazioni o di confini che portavano i mondi ultraterreni, non venivano considerati “fantasy”, questo perché l’animo umano era ancora sognante, puro e proiettato in tutte le direzioni. La fantasia non conosceva confini. La stessa poesia è nata come strumento a servizio della magia, così come ricorda magistralmente Robert Graves nelle prime pagine della sua incredibile opera La dea bianca. Dico tutto questo perché la mia passione per il fantastico è sempre stata radicata in me. Sono nata sognatrice, poi del resto, citando Gastone Bachelard: «Come si può scrivere senza sognare?» anche e soprattutto perché «le parole di un sognatore sono sempre cariche di follia».

Che tipo di modelli narrativi l’hanno ispirata?
Se il sentimento del fantastico è sempre stato parte di me, il Fantasy non è stato il modo letterario con cui sono partita. Le mie scritture, precedenti alla trilogia Awen, sono state di tipo diverso senza mai però tralasciare un’atmosfera surreale. Potrei azzardare a proporre un’immagine in cui Marguerite Duras e Anna Maria Ortese si fondono per dare vita a ciò che ha ispirato la mia voce di partenza. Duras mi ha insegnato che la scrittura può percorrere infinite vie. Strade in cui incredibilmente la cifra letteraria di un testo può crescere a dismisura riducendo al minimo il numero di parole utilizzate. Ortese ha cullato la mia naturale predisposizione al sogno e l’ha resa forte, fortissima. Tolkien, che mai potrei non citare rispondendo a questa domanda, mi ha regalato ampie ali che permettono ai miei sogni letterari di volare senza temere luoghi immensi e sprovvisti di confini. Potrei citare molti altri nomi e non sbaglierei a dire che ognuno di loro è stato un ingrediente fondamentale nel calderone dell’ispirazione.

Perché combinare elementi fantasy con omaggi a Buzzati, Ortese, Tacito e Serao?
Perché no? In fondo, l’Awen è il potere che rende possibile l’ispirazione poetica, profetica e poietica ed è stato dunque il calderone dal quale sono nate opere così diverse tra loro. Se poi vogliamo andare nel dettaglio Buzzati e Ortese sono meravigliosi rappresentanti del fantastico letterario italiano. Le loro opere sono gioielli fantasy, nel senso grande della parola. La Serao e Tacito hanno, invece, descritto in maniera splendida due personaggi a me cari. I quattro autori qui menzionati hanno, insomma, raccontato la vita di personaggi a cui sono fortemente legata. Un legame che mi ha resa partecipe emotivamente della triste sorte toccata a ognuno di loro. Fortunatamente ognuno di quei personaggi avrà, nelle Terre dell’Awen, la possibilità di raccontarsi in prima persona e decidere se accettare il proprio destino o modificarlo.

Come si è sviluppata la scrittura di questa trilogia?
È il frutto di più di quattro anni di lavoro, pensieri, sogni e ricerche. L’idea di base si è sviluppata riccamente nel tempo, quasi come se la storia prendesse vita indipendentemente da me. Sin dall’inizio ho disegnato una mappa che troverete, ridisegnata da Ada Natale, all’interno del libro. Prima di addormentarmi ogni sera fissavo la mappa e seguivo i miei personaggi nelle loro avventure. Li vedevo muoversi nei boschi, avvertivo i loro sentimenti e mi mettevo in ascolto per essere al loro servizio nel migliore dei modi. Il primo libro “Il Confine”, così come il titolo suggerisce, permette al lettore di lasciare il mondo dal quale proviene e penetrare all’interno delle antiche e misteriose Terre dell’Awen. Una volta superato il confine tutto può accadere.

Quali sono le caratteristiche principali di quest’opera?
Così come accadeva anticamente, quando i bardi rievocavano misteriose leggende e lontane gesta degli antenati che avevano preceduto la vita di ogni ascoltatore, così io vorrei scavare nel passato delle storie che ho desiderato far rivivere. Di conseguenza le Terre dell’Awen, mondo parallelo a cui si accede attraverso un portale nascosto tra gli alberi della riserva naturale di Monte di Mezzo in Molise, sono un luogo in cui tutti hanno la possibilità di guardare in faccia il proprio destino. Un luogo in cui viene protetto e custodito il potere dell’Awen. Energia instancabile che da sempre ha donato ispirazione poetica a tutti coloro che si sono aperti ad esso. La trilogia vuole onorare la magia che crea l’arte in ogni sua forma ma è anche un invito. Desidera invitare chi legge a ricordare ciò che di antico resta nel profondo di ognuno di noi. Invita al sogno, al gioco, alla visione di un mondo altro e a un sentimento spirituale nei confronti della Natura.

Il primo volume inaugura pure la collana Marlin “Mondi sommersi”.
Considero importante questa scelta della casa editrice. Conosco il lavoro sempre attento e lodevole della Marlin da molti anni e sono certa che anche il lancio di una collana così ambiziosa darà grandi risultati. Si tratta di un passo notevole non solo per la casa editrice ma anche per la speranza di una maggiore produzione di letteratura fantastica in Italia. Diceva Anna Maria Ortese nel 1993 sul quotidiano Il Corriere della sera: «Le cose devono essere tutte reali sembra. Però com’è difficile trattare del reale! In parte perché nessuna cosa, a pensarci, è veramente reale; in parte perché a lungo andare, il reale si fa noioso, quasi terrificante». Mai come oggi abbiamo un disperato bisogno di rallentare fino al punto di riuscire a tenere una conversazione nel lentissimo entese, la lingua degli alberi. Fino al punto di guardare il bosco con altri occhi nella speranza di incontrare il piccolo popolo. Dice il magnifico Tolkien: «Beati i creatori di leggende e rime di cose introvabili nelle trame del tempo».

Chi è Diana, la protagonista?
Diana è una ragazza orfana del proprio passato. Da bambina, durante una passeggiata tra i boschi Monte di Mezzo è scomparsa insieme alla madre. Dopo una settimana, un uomo alla guida di un trattore l’ha vista camminare sul margine di un sentiero destabilizzata e senza alcuna memoria di quanto le fosse accaduto. Della madre non si ebbero più notizie. Questo trauma segnerà Diana, rendendola una ragazza piena di incertezze e rabbia inespressa. Tuttavia, lei è una diciassettenne unica al mondo e come tale ha un compito antico e vitale che le porterà grandi conquiste ma anche privazioni per le quali soffrirà.

Il suo tour letterario avrà delle peculiarità. Le vuole descrivere?
Coloro che accoglieranno una presentazione del mio libro dovranno essere pronti non solo al racconto della storia ma anche a rappresentanti del popolo dell’Awen che in carne ed ossa mi accompagneranno. Ho realizzato con le mie mani abiti antichi basandomi sul modello del peplo celtico, mentre mio marito ha creato spade e scudi. Nel realizzare questi oggetti desidero invitare chiunque ne abbia voglia ad oltrepassare il confine insieme a me. Alcune mie amiche hanno amato l’idea di partecipare scenicamente alle mie presentazioni indossando le vesti delle Custodi dell’Awen, un antico Ordine di donne che di generazione in generazione mantiene viva una segreta tradizione. L’entrata in scena del popolo dell’Awen verrà accompagnato da una musica speciale. Il resto sarà una sorpresa!

 

 

Il marlin, da cui la casa editrice prende il nome, è il pescespada che Hemingway amava pescare
al largo di Cuba e che gli ha ispirato lo splendido romanzo “Il vecchio e il mare”

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