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Titolo Mater Camorra

Autore Luigi Compagnone

Collana I lapilli

Dettagli 216 pp, Ft. 12,2 x 18

ISBN 978-88-6043-043-4

Mater Camorra

A cura di Toni Iermano

€ 12,00

Non si può comprendere appieno il fenomeno criminale che sconvolge la pacifica convivenza della popolazione e macchia di sangue le strade di Napoli, senza risalire alle sue origini, che trovano un punto di snodo nella vicenda narrata da Luigi Compagnone in Mater Camorra.

Descrizione

L’assassinio di Gennaro Cuocolo, basista della camorra, e della moglie Maria Cutinelli, ex prostituta, uccisi a colpi di coltello nella notte del 5 giugno del 1906, si prefigurò da subito come un clamoroso fatto di cronaca nera, rorido di vaste implicazioni politiche, sociali e giornalistiche che sarebbero piaciute a Maupassant. In quegli anni gli scandali e l’esplosione di inarrestabili tangentopoli amministrative avevano scosso l’opinione pubblica e incoraggiato un’azione repressiva. Luigi Compagnone ricostruisce l’incredibile storia del maxiprocesso di Viterbo (1911-12), le indagini che lo precedettero e l’azione investigativa del capitano dei carabinieri Fabroni, infaticabile costruttore di prove false a danno di capi, gregari e manutengoli dell’onorata società, da Errico Alfano (Erricone) al prete don Ciro Vittozzi. Mater Camorra è un esemplare modello di pamphlet di stampo illuministico, permeato da una coscienza civile riconducibile ad alcuni memorabili libri-inchiesta di Sciascia, ma anche di rovente, satirica requisitoria sul costume italiano e su quella specificità tutta napoletana di vivere la tragedia come spettacolo teatrale o eterno carnevale. Contro l’assurdità e l’irrealtà delle cose del mondo, Compagnone combatte con lo sguardo blasfemo e irriguardoso di un polemista settecentesco; la sua sulfurea scrittura allegorica giunge alla drammatica rappresentazione di una città disperatamente condannta alla non-storia. 

IL PADRE DI GOMORRA: ALLE ORIGINI DELLA CAMORRA
Non si può comprendere appieno il fenomeno criminale che sconvolge la pacifica convivenza della popolazione e macchia di sangue le strade di Napoli, senza risalire alle sue origini, che trovano un punto di snodo nella vicenda narrata da Luigi Compagnone in Mater Camorra, uscito in prima edizione nel 1987, vent’anni prima del bestseller Gomorra di Roberto Saviano, di cui rappresenta il più autorevole precursore. Quello messo in luce nel corso del processo di Viterbo (1911-1912) per l’omicidio dei coniugi Cuocolo fu un groviglio di corruzione e di violenza che coinvolse non solo gli imputati ma gli stessi rappresentanti della legge, raccontato con un rigore che ricorda il migliore Sciascia “illuminista” ma intriso di un furore polemico che è solo di Compagnone.

IL FILM SUL PROCESSO CUOCOLO
La vicenda del Processo Cuocolo ispirò nel 1952 il film Processo alla città di Luigi Zampa con Amedeo Nazzari, Silvana Pampanini, Paolo Stoppa, Franco Interlenghi e Tina Pica tra gli interpreti. Collaborò al soggetto Francesco Rosi.

Luigi Compagnone

Luigi Compagnone (Napoli 1915-1998) dopo la laurea in lettere insegnò per qualche tempo in un liceo. Intanto collaborava a programmi radiofonici e pubblicava le prime raccolte di poesia. Giornalista acuto e pungente, è stato presente per un cinquantennio nelle pagine dei maggiori quotidiani e periodici nazionali. Nel 1945, insieme ad altri giovani intellettuali napoletani, fra cui Domenico Rea, Francesco Rosi e Raffaele La Capria, dà vita alla rivista “Sud”. La vacanza delle donne (1954) segnò il suo esordio in narrativa. Seguirono: L’onorata morte (1960), L’amara scienza (1965, Premio Chianciano), Capriccio con rovine (1968, Premio selezione Campiello), Le notti di Glasgow (1970), La vita nova di Pinocchio (1971), Città di mare con abitanti (1973, Premio Napoli), Ballata e morte di un capitano del popolo (1974, finalista al Premio Strega), Dentro la Stella (1977), Malabolgia (1981), Napoli visionaria (1981), Mater Camorra (1987), L’oro nel fuoco (1989), Gli assassini della Luna (1994), Totò ovvero Il pasticcio napoletano (1994). Principale raccolta poetica: La giovinezza reale e l’irreale maturità (1981).

Immagine: Luigi Compagnone

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