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Francesco Bernardino Cicala
Il gioco d'azzardo
Saggio filosofico e critico sulli giuochi
di azzardo
A cura di Giulio
Corrivetti e Maria Rosaria Pelizzari
Ft. 14
x 21
pp.
164
€
14,00
ISBN 978-88-6043-022-9
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IL LIBRO
Del gioco
patologico Bernardino Cicala, giovane
filosofo del secolo dei Lumi, aveva
conosciuto gli aspetti più degradanti. Ma
alla fine ne era uscito. Lo dichiara in
questo godibile volume sul mondo dei
giocatori d’azzardo, pubblicato a Napoli nel
1790. Dopo circa due secoli lo psichiatra
Giulio Corrivetti e la storica Maria Rosaria
Pelizzari lo ripubblicano in edizione
critica, sottoponendo lo scritto e il suo
autore ad un’attenta analisi che ne rivela
non pochi tratti di sorprendente modernità.
Cicala ricostruisce l’iter attraverso il
quale il gioco si insinua nell’animo umano:
dapprima sotto le spoglie del divertimento
ingenuo; successivamente, come bisogno
ossessivo, che arriva a dominare tutte le
facoltà dell’animo. L’uomo allora si
trasforma in giocatore incallito e perde
ogni rapporto col tempo e con la realtà:
vive solo in funzione della sua passione.
L’opera si impone come originale
e avvincente riflessione sulle
manifestazioni del gioco d’azzardo
patologico, cento anni prima che
comparissero sulla scena Freud e la
psicanalisi, e duecento anni prima che le
neuroscienze offrissero un’ulteriore chiave
di interpretazione del fenomeno. Ne
emerge un materiale di facile lettura e di
piacevole sintesi narrativa, che coinvolgerà
il lettore in una carrellata di aspetti in
cui interagiscono conoscenze offerte dalle
neuroscienze, dalle psicologie dinamiche e
del comportamento, dalle scienze umane e
dall’analisi storiografica.
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L'AUTORE
Francesco
Bernardino Cicala, nato a Lecce nel 1765, si cimentò giovanissimo con la
scrittura. A 20 anni aveva già composto due tragedie: Marcantonio in Egitto
(rimasta inedita) e Gli Arsacidi,
rappresentata con successo a Napoli, al teatro dei Fiorentini, replicata in
varie città italiane e pubblicata per la prima volta nel 1789.
Tra le sue tragedie ricordiamo: Merope, La dinastia degli
Eraclidi, Meride, Erode (rimaste manoscritte), Ermione,
rappresentata per la prima volta nel 1797, edita nel 1798. Ammesso, a
soli 22 anni, all’Accademia dell’Arcadia con il nome di Melindo Alitreo, a 27
anni fu accolto nell’Accademia Reale di Scienze e Belle Lettere di Napoli. Fu
inoltre socio dell’Accademia del Buon Gusto di Palermo, e di quella dei Pastori
Ereini-Imerei. La maggior parte dei poemi e delle tragedie fu pubblicata nei
due volumi delle Opere (Lecce 1814). Nel 1799 Cicala aderì alla
Repubblica Napoletana. Al ritorno dei Borbone, cominciarono per lui due anni di
carcere e di persecuzioni: fu anche costretto a fuggire fuori dal regno.
Tornato in patria con l’arrivo dei Napoleonidi, si stabilì a Lecce, dove morì
nel 1815.
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