IL PORTICO / BLACK


 

Chris Knopf
L'ultimo rifugio

Traduzione di Rosaria Fiore


Ft. 12,2 x 20
pp. 376
14,80
ISBN 978-88-6043-049-6
 
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"UN GRANDE SCRITTORE SALTATO FUORI DAL NULLA"
Al suo esordio di romanziere con L’ultimo rifugio Chris Knopf dimostra che la pianta della narrativa hard boiled di radice americana mette rami sempre nuovi e rigogliosi, dopo aver dato frutti di prima qualità con i vari Dashiell Hammet, Raymond Chandler, Elmor Leonard e Ross McDonald, considerati ormai dei classici. Non a caso “Amazon” lo ha proclamato “un grande scrittore, saltato fuori dal nulla”.
 

   

IL LIBRO
Deluso dal mondo e dalla vita, Sam Acquillo ha lasciato il lavoro, ha divorziato dalla moglie e si è allontanato dalla sua unica figlia, ritirandosi a vivere in un cottage sulla Little Peconic Bay, che rappresenta per lui l’ultimo rifugio. Qui trascorre il tempo bevendo vodka e trafficando su una Pontiac d’annata, in compagnia di Eddie, un bastardino. Sua vicina è un’anziana donna dal carattere spigoloso, Regina Broadhurst, che un giorno Sam trova affogata nella vasca da bagno della sua casa. Messosi sulle tracce dell’ipotetico assassino, l’improvvisato detective scopre un groviglio di loschi interessi. Nel frattempo una processione di eccentrici personaggi incrocia la sua strada: un’affascinante impiegata di banca, Amanda, della quale Acquillo rischia di innamorarsi, uno stravagante avvocato, un vecchio pescatore, un miliardario gay, un poliziotto di grande umanità, insieme a una schiera di sbirri, teppisti e luminari locali, insospettabili abitanti dei favolosi Hampton: persone che hanno denaro, persone che non ne hanno e persone che vorrebbero averlo, ad ogni costo. Tutte le piste portano alla Bay Side Holdings, proprietaria della casa dove Regina abitava, ma non è facile mettere a fuoco la verità. Sam Acquillo ci riuscirà dopo una serie di inseguimenti, sparatorie e furiosi pestaggi. Per lui risolvere l’enigma significherà anche allontanarsi dal baratro di disperazione nel quale stava inesorabilmente precipitando.
Knopf ha la straordinaria capacità di tradurre sulla carta i ritmi e le idiosincrasie del parlato. Inoltre ha un’estrema sensibilità verso il paesaggio, che, unita a una pungente vena di ironia, rende assai piacevole il suo modo di raccontare.
 

 

I GIUDIZI DELLA STAMPA AMERICANA

The New York Times: Knopf scrive con la grazia di un angelo e l’intensità di un demone e le sue storie sono rette da una trama perfetta. Sebbene il suo debito vada a Chandler e Hammet, Knopf ha una sua voce e uno stile del tutto personali.

Washington Post: I personaggi che Chris Knopf ci racconta sono così originali e le loro conversazioni così coinvolgenti che ti viene voglia di sfilarti le scarpe e di passare un po’ di tempo in veranda con loro, a goderti il panorama e ad apprezzare la narrazione.

Publishers Weekly: …c’è un’aria di Elmore Leonard qui, in particolare nei dialoghi pungenti e colorati, nei personaggi stravaganti. Lo stile narrativo fluido e il senso dell’umorismo promettono bene per le future avventure di Sam Acquillo.

Amazon.com: Chris Knopf è un grande scrittore, saltato fuori dal nulla lasciando a bocca aperta gli autori più famosi e prolifici, quelli che ottengono le recensioni migliori e le offerte più importanti. La sua casa editrice ha il grande merito di aver impedito che questo libro meraviglioso finisse nell’oblio di un’impenetrabile mediocrità.

Chicago Tribune: “Chiaramente appassionato di gialli hard-boiled di scrittori Dashiell Hammett, Raymond Chandler e Ross MacDonald, Knopf è stato capace di aggiornare il genere scrivendo la storia di un delitto moderno negli Hamptons salmastri, sabbiosi e inondati di soldi”.

 

 

L’AUTORE

Nato a Philadelphia, educato negli USA e a Londra, Chris Knopf vive con sua moglie Mary Farrell e i loro due terrier ad Avon, nel Connecticut, e a Southampton, Long Island. Ha pubblicato i romanzi The last refuge e Two time, entrambi scelti tra i migliori libri dell’anno dalla IMBA (Indipendent Mistery Booksellers Association). Ai primi posti delle classifiche di vendita negli Stai Uniti, sono stati tradotti con successo in Canada, Spagna, Gran Bretagna, Turchia, Giappone, Germania e Russia.

 

In edizione Marlin, Doppio gioco a Long Island (2007).

 

   

L'ASSAGGIO
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“Devo andare in bagno”, annunciai al resto del gruppo. Strinsi la mano di Amanda ancora una volta e mi alzai. Mi feci strada attraverso la massa degli habitué, evitando le collisioni e i contatti visivi, passando inosservato tra gruppetti di amici e di gente in cerca di avventure e di sesso.

Nel bagno degli uomini la finestra era completamente aperta, e raffreddava l’intenso odore di urina. All’esterno di un locale separato dove c’erano gli orinatoi si era formata una specie di coda. Dentro c’era spazio solo per due, quindi mi misi ad aspettare il mio turno. Una volta entrati, bisognava salire su una specie di gradino per pisciare, cosa che stavo già facendo quando sentii la porta alle mie spalle chiudersi di scatto. Stavo per girarmi quando qualcuno mi spinse violentemente contro il muro. Il getto di urina, schizzando contro la parete di porcellana, mi bagnò la gamba dei pantaloni.

Non era una spinta accidentale. C’erano un bel po’ di muscoli, dentro. Pensai che fosse stato il ragazzo che avevo atterrato sulla pista da ballo. Il mio sfintere mi aveva già piantato in asso a mezzo servizio, quindi il mio pensiero immediato fu di riabbottonarmi i pantaloni. Mentre mi tiravo su la lampo, incurvai le spalle e mi misi in attesa di un pugno da idiota da parte del ragazzo.

Invece nell’universo si aprì una voragine e ne uscì un pezzo di artiglieria pesante. Fece fuoco ad alzo zero sulla mia testa, dilato.

Negli incontri di boxe ero stato colpito un mucchio di volte, ma non avevo mai visto le stelle. Fui un po’ sorpreso nello scoprire che in effetti sì, si vedevano. Me le vidi passare davanti agli occhi come fuochi d’artificio. Mi misi in guardia, con gli avambracci davanti alla faccia, per parare il colpo successivo, che arrivò sull’altro lato. Andai a sbattere violentemente con la testa sulla parete opposta. Poi il pugno che mi arrivò sopra l’ombelico mi alzò letteralmente da terra. Caddi in ginocchio. Gli occhi mi si riempirono di filamenti rossi, ma riuscii appena a distinguere un paio di stivali neri da motociclista. Alzai lo sguardo da quei piedi fino a guardare negli occhi il grosso orso ammaestrato che avevo già visto girare attorno alle nostre macchine sulla spiaggia.

“Non hai idea di dove stai andando a ficcare il naso”, disse nel modo più chiaro possibile che gli consentiva quella sua voce da orso ammaestrato, cupa e vuota come il suo sguardo.>>