Marta Franceschini
Sangue del mio sangue



Ft. 12,2 x 20
pp. 120
11,90
ISBN 88-6043-012-7

 
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IL LIBRO

La follia incontenibile di una famiglia borghese è al centro di questo romanzo di Marta Franceschini che ha per protagonisti un padre impotente e morfinomane, mentalmente instabile, dentista meticoloso e collezionista di libri sugli esperimenti chirurgici nei lager nazisti; una madre depressa cronica, eternamente chiusa nella sua camera da letto, annebbiata dai farmaci e impegnata a cancellare la realtà dalla propria esistenza; la figlia nata da un patetico e isolato amplesso, vittima inconsapevole e indifesa di entrambi. Abusi sessuali, feroci pestaggi e violenze psicologiche di vario genere sono il pane quotidiano con cui la bambina si nutrirà per diventare una donna apparentemente sottomessa e vinta. Ma il seme della follia, così tenacemente innestato nella psiche della giovane vittima, finirà per dare i suoi frutti e trasformare l’obbedienza passiva in una fredda e spietata vendetta. Sette anni durerà il suo piano, fatto di impercettibili mosse, di notti insonni, di paziente e silenzioso allenarsi al delitto, di visioni allucinatorie e incubi notturni, in una spirale sadomasochista che la porterà, come un angelo vendicatore, a superare ostacoli e confini per uccidere il drago.

 

 

 

L’AUTRICE

Marta Franceschini vive e lavora a Bologna. Laureata in Storia Orientale, giornalista pubblicista, ha vissuto in Gran Bretagna, Stati Uniti e per tre anni in India, dove è stata corrispondente free-lance per numerose testate italiane (“L’Espresso”, “Noi Donne”, “Quotidiani Associati”, ecc.). Ha esordito come scrittrice nel 2000 con La discesa della paura (Sellerio), premiato al Festival del Primo Romanzo di Cuneo nel 2001 e tradotto in tedesco dalla Goldmann Verlag nello stesso anno. In edizione Marlin, La valigia di Agafia (2008).

 

 

   

IL RAPPORTO VITTIMA-CARNEFICE

Un romanzo, questo di Marta Franceschini, che si abbatte

inesorabile sulla sacralità famigliare, svelando gli abissi di perversità di una borghesia che non ha nulla da invidiare all’inciviltà sociale che si vanta di combattere. Con una prosa lucida e balenante come una spada, l’autrice fissa lo sguardo sul rapporto vittima-carnefice degli abusi infantili e sulle inarrestabili deviazioni che esso produce, iscrivendolo una volta per tutte nel triste elenco dei crimini impuniti dell’umanità.