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IL PORTICO / BLACK |
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Giovanni Zanzani
La zia Geltrude
e il branzino
Seconda edizione
Ft. 12,2 x 20
pp. 128
€
12,00
ISBN 978-88-6043-050-2
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COME PIERO CHIARA E ANDREA VITALI
Condotta con stile elegante e senza
sbavature, la storia narrata da
Giovanni Zanzani
ricorda per certi versi i romanzi di Piero
Chiara e Andrea Vitali. Zanzani possiede lo
stesso piacere del raccontare, una notevole
nitidezza di scrittura e la grande capacità
di tessere i fili della storia, che
colpiscono subito l’attenzione del lettore.
A 59 anni si può dire che esordisce solo
ora, con questo romanzo, in campo nazionale,
ma ha già altre opere significative nel
cassetto e, con un po’ di fortuna, potrebbe
diventare un “caso letterario”.
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IL LIBRO
Cosa vuol comunicare, apparendo in sogno, la
zia Geltrude morta da tanti anni? Per il
nipote che l’ha sognata l’interrogativo si
trasforma in un’indagine che lo porta a
scoprire su di lei trascorsi sconvolgenti.
Quella che egli ricorda come la bonaria
dispensatrice di lezioni di piano e di
vacanze in montagna è in realtà una donna
coinvolta in vicende oscure, che risalgono
alla seconda guerra mondiale e, quel che è
peggio, ha al suo attivo amori passionali e
turbolenti. Nella trama che si sviluppa tra
un’isola della Dalmazia e una valle
altoatesina, compare un sacerdote
centenario, che aveva avuto una relazione
amorosa con la donna quando era sua
assistente nella parrocchia del paese. Altri
personaggi del romanzo sono un sagace
commissario di polizia, una cameriera di
origine tedesca, un ex ufficiale nazista sul
quale pendono sospetti di efferatezze, una
vecchia principessa decaduta. Dalla
relazione con il prete Geltrude aveva avuto
un figlio, che aveva dato in adozione ad una
coppia di tedeschi, ma se n’era pentita
subito dopo, mettendosi alla sua ricerca
prima in Italia e poi in Germania. E non
finiscono qui i colpi di scena. La zia era
morta di veleno, ma si era veramente
suicidata o qualcuno glielo aveva
somministrato? La vicenda si snoda intorno a
questi e ad altri misteri per oltre mezzo
secolo, dall’occupazione fascista delle
terre dalmate ai nostri giorni. Al termine
dell’inchiesta la verità viene a galla,
proprio come accade nel porticciolo
dell’isola al grosso branzino, preso
finalmente all’amo e condotto a riva. Ma
lui, il branzino, dimostrerà a tutti che a
volte gli schemi ingannano, che il bene e il
male non stanno sempre dove ci si aspetta di
trovarli, in definitiva che la verità è
molto spesso imprevedibile.
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L’AUTORE
Giovanni Zanzani è nato a Sant’Agata sul Santerno, antico comune in provincia
di Ravenna, nel 1949. Vive nel paese natale, dove svolge la professione di
odontoiatra. Ha collaborato fin dalla fondazione a “Incubatoio 16”, prima
rivista letteraria on-line italiana, creata da Roberto Ossani e Carlo
Lucarelli. Nel 2006 ha pubblicato il libro di racconti Come fu che il
signor Arturo perse una scarpa. È un esperto uomo di mare, elemento che
egli ama e al quale ha dedicato diversi racconti.
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L'ASSAGGIO
<<A Zara
nel museo d’arte sacra sono conservati dei
reliquiari a forma di mani. Nella penombra
della sala espositiva quelle mani d’oro e
d’argento si alzano in gran numero, una
selva di mani protese che emerge dal passato
a ricordare disperazione e speranza. È come
se tra quelle mani avessi scorto quelle di
zia Geltrude che mi chiedevano di aiutarla a
portare alla luce la verità. Già, ma quale
verità, zia? Sulla tua maternità
espropriata? Sull’avvelenamento di don
Fabio? O sulla missione che compisti a Zara
dopo essere entrata a far parte della Croce
Rossa? Nel giro di un anno ho scoperto tanti
misteri sulla tua vita che non saprei da che
parte cominciare. E se ci fosse ancora altro
da svelare?
Ho deciso di tornare dal rigattiere con la
speranza che sappia qualcosa sulla
provenienza di quella foto. Un’altra corsa
in motoscafo ed eccoci nuovamente nel porto
di Zara. Quando siamo giunti per la seconda
volta presso la bottega dell’antiquario
l’abbiamo trovata chiusa. C’è un barettino a
poca distanza, Anna e io ci siamo seduti a
uno dei tavoli per far scorrere il tempo.
Abbiamo parlato del più e del meno, ma
intanto la nostra fantasia galoppava. Senza
comunicarcelo entrambi speravamo che il
vecchio rigattiere fosse in possesso di
qualche notizia che ci aiutasse a scavare
nella storia della zia. Stavamo bevendo un
tè quando Taddeo Bircic è apparso in fondo
al vicolo. Lo abbiamo invitato a sedersi con
noi e abbiamo scoperto che Taddeo di cose ne
sa un mucchio…>>
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