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INTERVISTA A MARIO LAMBERTI

Come è nata l’idea di fare questo libro?

Per l'interesse, sempre coltivato, per la storia e le tradizioni culturali di Cava, ho approfondito lo studio delle Farse Cavaiole, soffermandomi in particolare sulla questione della loro origine. Grazie alla casa editrice Marlin, dal mio lavoro è nato questo saggio.

Hai incontrato particolari difficoltà nell’interpretazione del testo e nella stesura del tuo saggio?

Le difficoltà maggiori le ho incontrate nella lettura dei manoscritti di Vincenzo Braca a causa della grafia, del dialetto e dello status dei codici, specialmente di quello ritenuto autentico. Non sempre è stata facile anche l'interpretazione di alcune espressioni per i riferimenti a situazioni o località non ben definite.

Finora gli studiosi hanno insistito sempre sull’astio dei salernitani verso i cavesi, vedendo in Braca il massimo interprete di questo sentimento. Tu invece sostieni che Braca amava addirittura Cava e i cavoti. Come è possibile?

Che ci siano state rivalità, invidia, atteggiamenti caricaturali e irrisori dei Salernitani nei confronti dei Cavesi è storicamente accertato per le differenti condizioni politiche ed economiche, ma le Farse Cavaiole appartengono ad un genere letterario e come tali non nascono da quei contrasti, bensì da una tradizione autoctona antica. Vincenzo Braca risiedette a Cava per molti anni e certamente non ci sarebbe rimasto se non avesse avuto una predilezione per la città o se fosse stato trattato male dai Cavoti.

Dei versi del Braca nel tuo libro sono citati solo dei frammenti. Perché questa scelta?

Della vasta e varia produzione brachiana ho scelto quei brani che maggiormente esaltano Cava e il suo paesaggio e quelli che meglio caratterizzano la sua poesia.

Ti proponi ancora di lavorare sull’opera di Vincenzo Braca oppure hai altri progetti?

Penso di dedicarmi ancora all'opera di Braca per cogliere altri aspetti della sua poetica e far conoscere altre composizioni inedite.

Il marlin, da cui la casa editrice prende il nome, รจ il pescespada che Hemingway amava pescare
al largo di Cuba e che gli ha ispirato lo splendido romanzo “Il vecchio e il mare”

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