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INTERVISTA A GIOVANNA MOZZILLO - RITORNO IN EGITTO

Libro: Ritorno in Egitto
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Si ha l’impressione, leggendo questo tuo libro, che esso sia nato da un bisogno urgente, da una sorta di necessità a cui non hai potuto negarti. È così?
Altroché. Scrivendolo, ho inteso lanciare un “messaggio” contro l’intolleranza: perché credevamo di averla per sempre sconfitta e, invece, il nuovo millennio l’ha vista risuscitare: mostruosa come uno zombi. Mi è parso impossibile restar indifferente di fronte a un simile fenomeno.

Ma come ti è venuto in mente di ambientare la vicenda nel III secolo dopo Cristo? Ammetterai che è una scelta insolita.
Perché l’intolleranza volevo mostrarla in azione, descriverne dinamiche e conseguenze fatali, e il cristianesimo primitivo, che all’epoca irresistibilmente si diffondeva nell’Impero al tramonto, aveva caratteristiche molto simili al fondamentalismo islamico di oggi.

E perché, differenziandoti dagli altri tuoi romanzi in cui gli amori si svolgono sempre tra un “lui” e una “lei”, stavolta hai messo al centro della storia una coppia di uomini?
Perché il rapporto tra uomini, che nel mondo greco-romano era stato da sempre ritenuto legittimo e benedetto dagli dei, ora dalla nuova fede cristiana veniva inesorabilmente condannato. Ed è proprio da questa scoperta che prende l’avvio l’ossessione nel cui segno Ligdo (il concubino del patrizio romano Claudio) dovrà decidere se rinunciare o meno all’amore e quindi alla vita. Ho voluto mostrare come l’intolleranza partorisca incubi che non lasciano scampo.

Sembrerebbe che sull’altro tema ricorrente del romanzo, il mistero, tu abbia voluto insistere proprio in antitesi alle “verità perentorie” del dogma.
Sì. Durante il viaggio in Oriente Claudio s’imbatte nelle infinite forme del mistero e ne è al tempo stesso sgomentato e ammaliato, ma sempre più si convince che esso è insondabile e che ingabbiarlo in limiti definiti significa immiserirlo.

Anche se si svolge in un’epoca remota, il romanzo può essere ritenuto attuale?
Per me lo è. Perché attuale è lo scontro tra le certezze del credente (al limite del fondamentalismo) e il possibilismo della laicità. E perché oggi come allora l’umanità si sente su una linea di confine, in bilico, tra un passato i cui valori si vanno disgregando e un futuro di cui non riusciamo a decifrare i connotati.

Il marlin, da cui la casa editrice prende il nome, รจ il pescespada che Hemingway amava pescare
al largo di Cuba e che gli ha ispirato lo splendido romanzo “Il vecchio e il mare”

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