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INTERVISTA A SILVIA LORUSSO DEL LINZ - IL SEGRETO DI MIRTA

Libro: Il segreto di Mirta
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A cosa si deve la scelta di ambientare “Il segreto di Mirta” nella Napoli del Settecento?
Ho visitato Napoli alcuni anni fa e mi è rimasta nel cuore. Mi ha colpito la sua bellezza e la ricchezza storica e culturale. Come scrittrice di romanzi storici ho trovato molto stimolante aggirarmi per le strade e per le piazze, visitare monumenti e ammirare gli edifici simbolo dell’epoca barocca. La città partenopea mi ha talmente affascinata che ho carezzato quasi subito l’idea di ambientarvi un romanzo.

Chi è Mirta?
Mirta è una bambina a cui la Santa Inquisizione ha tolto la madre e la cui origine è avvolta dal mistero: è l’erede infatti dei segreti legati al culto dei Misteri di Eleusi. È la figlia di Elena: sacerdotessa dell’Ordine di Demetra. Conosce la durezza delle leggi degli uomini e il dolore della perdita. Possiede doni ancestrali e la consapevolezza di dover affrontare delle decisioni che cambieranno la sua vita e quella di altre persone. Mirta è una bambina che diventa adulta troppo presto, con una grande forza interiore e un’innata curiosità. Ma è anche un cuore giovane, che sogna l’amore nonostante le rigide differenze sociali del tempo.

Fra gli elementi caratterizzanti le vicende del romanzo trovano spazio i riti pagani, in particolare i Misteri di Eleusi, che cosa ti ha spinto a fare questo tipo di ricerca?
Mi piacciono le cose avvolte dal mistero, innanzitutto. Le civiltà antiche, a partire dal paleolitico, celebravano il culto della Dea Madre, sia nelle zone mediterranee che nel centro Europa. Nel periodo classico greco, il culto della Dea Madre era assimilato con la Dea Demetra, le cui celebrazioni avvenivano attraverso i riti collegati ai Misteri di Eleusi. Visitando la Grecia, ho avvertito la magia di questo culto millenario, e ho cercato di dare vita con la penna all’atmosfera del tempo creando nel libro alcuni personaggi di riferimento come Elena, Sacerdotessa dell’Ordine di Demetra, e madre di Mirta.

Raimondo di Sangro, principe di Sansevero, è una figura esoterica e avvolta nel mistero. C’è una ragione precisa dietro la scelta di inserirlo come personaggio del tuo romanzo?
Raimondo di Sangro è stato uno dei personaggi più interessanti in merito alle invenzioni, agli studi alchemici, e alla massoneria. Un genio versatile, dedito alla scienza, all’ingegneria, all’archeologia, nonché Gran Maestro della più importante loggia massonica napoletana. Quando mi sono recata in visita alla Cappella di Sansevero stentavo a credere ciò che mi si presentava davanti: il principe ha riempito la Pietatella di simbolici esoterici ed alchemici, un vero rebus accessibile solo agli “iniziati”. Il suo ingegno e la sua creatività, uniti alla nomea di “principe maledetto”, sono stati un richiamo troppo forte per me.

Quanto è difficile costruire un “misto di storia e invenzione” secondo la ben nota definizione manzoniana? Oggi questo tipo di romanzo esercita ancora fascino sul lettore?
Gli elementi si possono riassumere così: ricerca, tempo, passione. Occorre dedicare tempo alla ricerca, consultando testi autorevoli, fonti affidabili. Documentarsi scrupolosamente sul periodo storico che si vuole affrontare, sugli usi e i costumi. E naturalmente sulla situazione sociale e politica del tempo. Per strutturare personaggi credibili, ci si deve immergere nell’atmosfera dell’epoca scelta studiandone i vari risvolti. Credo che costruire un “misto di storia e invenzione” abbia ancora presa sul lettore e che oggi sia ancora più importante presentare testi che rispecchino la struttura classica del padre nobile del romanzo storico, Walter Scott, che delineava le linee guida della buona struttura dell’opera, appunto, in base all’abilità di fondere realtà e fantasia fino a diventare unicità.

Il marlin, da cui la casa editrice prende il nome, รจ il pescespada che Hemingway amava pescare
al largo di Cuba e che gli ha ispirato lo splendido romanzo “Il vecchio e il mare”

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