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LA CAVA, UNO SCENARIO SENZA EGUALI

All'ampia letteratura di viaggio che ci ha dato le testimonianze di poeti, scrittori ed artisti di varie nazioni europee su Cava e il suo paesaggio negli anni del Grand Tour, si aggiunge ora una larga scelta di pagine inedite e di dipinti di viaggiatori inglesi e americani che arricchiscono di preziosi tasselli la conoscenza della città e dei suoi luoghi più ameni. È CAVA E IL SUO PAESAGGIO NEGLI ANNI DEL GRAND TOUR, il libro di Vincenzo Pepe, già docente di lingua e letteratura inglese nelle scuole superiori e “Cultore della materia” presso il Suor Orsola Benincasa di Napoli.

«Poche zone d’Italia presentano uno scenario che possa eguagliare quello del circondario di La Cava per il singolare contrasto di bellezza e selvatichezza, e per il panorama di grandiosità romantica in cui si combina il tutto, e che ci si aspetterebbe di trovare tra le montagne svizzere piuttosto che sui ridenti lidi della Campania Felix».

Con queste parole, pubblicate a metà Ottocento su una rivista a circolazione internazionale, un anonimo recensore illustrava l’habitat del monastero de “La Trinità”, di cui gli capitava di occuparsi. Subito dopo, poi, quasi a integrare il giudizio sintetico, e a visualizzare la scena per meglio fissarla nella mente del lettore, di questo habitat l’articolista passava a individuare i singoli tratti notevoli, non tralasciando di accennare al gioco delle sensazioni nel quale è coinvolto il visitatore durante l’ascesa dalla città al monastero:

«Man mano che si sale per la strada serpeggiante che dalla città di La Cava porta alla Badia, nuove colline sembrano sorgere improvvise davanti a voi, mentre si perdono improvvisamente di vista quelle appena oltrepassate. Per un bel po’, man mano che l’accidentato sentiero si arrampica tra un profondo precipizio da una parte, e, dall’altra, un grappolo di cime montuose solcate da strette forre e ricoperte di selvaggia vegetazione, l’orizzonte che si può godere è estremamente limitato. Ad una svolta inattesa del passo di montagna, la ridente vallata di La Cava si spalanca sotto di voi, in tutta la sua estensione, con i suoi campi ben coltivati, i suoi villaggi luminosi, il suo fiume serpeggiante, e le colline azzurre in lontananza, mentre il sole riversa una pioggia di gloria sulla scena incantevole».

Un pezzo di bravura, come si vede. Ma non è solo per sottolineare una bellezza paesaggistica fine a se stessa che il recensore celebra lo scenario cavese. Per lui non è solo l’occhio ad essere catturato da questo incanto della natura. L’esperienza estetica catalizzata da Cava e dal suo circondario è di tipo complesso, perché iniziatasi sulla retina si diffonde al cuore e alla mente dell’osservatore, secondando l’attività immaginativa, la meditazione, il raccoglimento interiore. È per tutti questi motivi che la tappa cavese viene da lui perciò quasi prescritta come esperienza che ogni uomo di cultura deve fare, perché «che sia artista alla ricerca di scenari belli, studioso di antichità, o pellegrino devoto, egli sicuramente sarà più che soddisfatto, e a La Cava troverà insegnamento letterario e religioso».

Il marlin, da cui la casa editrice prende il nome, è il pescespada che Hemingway amava pescare
al largo di Cuba e che gli ha ispirato lo splendido romanzo “Il vecchio e il mare”

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