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Ugo Tognazzi Afrodite in cucina
A cura di Antonio Piccinardi
Collana "Il vello d'oro"
Ft. 16 x 24
pp. 256
€
15,00
ISBN 88-6043-000-3
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IL LIBRO
Il primo cibo afrodisiaco che
“intervenne” nella vita di Ugo Tognazzi, ai suoi primi passi
nel mondo dello spettacolo, fu una pera, comprata con i
pochi spiccioli che aveva in tasca. In un giardinetto
pubblico, seduto su una panchina, mentre stava per affondare
il primo morso nel frutto, l’attore notò lo sguardo profondo
e insistente di una ragazza seduta sulla panchina di fronte.
“Poco dopo la ragazza, che non era niente male, passò dalla
sua panchina a quella di fianco, e da questa alla mia, e di
lì siamo passati al letto con una velocità sorprendente…”
Così inizia la prefazione di Tognazzi a questo libro di
“cucina afrodisiaca”: circa duecento piatti, preparati con
ingredienti che da sempre sono stati considerati
“stimolanti”, “erotizzanti”; ma che, soprattutto, sono
legati tra loro dalla caratteristica di essere “eccellenti”.
Ottimi piatti, dunque, innaffiati da altrettanto ottimi
vini; quanto alla componente afrodisiaca, quello che conta,
come dice Tognazzi, è l’atmosfera: perché non ispirarsi
quindi al “menù” che ci viene proposto dal disegno di
copertina di Guido Crepax? E buon appetito, in tutti i
sensi. |
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L’AUTORE
Ugo Tognazzi (Cremona 1922 -
Roma 1990) esordì in teatro con la compagnia di Wanda
Osiris, poi formò una celebre coppia comica con
Raimondo Vianello. La sua carriera cinematografica ebbe
inizio nel 1950. Nel 1961 diresse Il mantenuto, di
cui fu anche protagonista. Tra il 1963 e il 1988 si dedicò
al cinema satirico, lavorando per registi come Marco Ferreri
(L’ape regina, 1963; La donna scimmia, 1964;
Marcia nuziale, 1966; La grande abbuffata,
1973) e Dino Risi (I mostri, 1963; Straziami ma di
baci saziami, 1968) e dando vita alle due fortunate
serie di Amici miei (1976-1985) e Il vizietto
(1978-1985). Alberto Bevilacqua lo diresse in due film
tratti da suoi libri: La califfa (1970) e Questa
specie di amore (1972). L’interpretazione in La
tragedia di un uomo ridicolo (1981) di Bernardo
Bertolucci gli valse
la Palma d’oro
come miglior attore al Festival di Cannes. Calciatore
dilettante e gran tifoso del Milan, amava anche giocare a
tennis, ma la sua vera grande passione era la cucina, per
cui fu ospite e consigliere gastronomico di alcuni
rotocalchi, direttore della rivista “Nuova Cucina” e autore
di alcuni libri: L’abbuffone. Storie da ridere e ricette
da morire (1974), Il rigettario. Fatti misfatti e
menù disegnati al pennarello (1978), La mia cucina
(1983), Afrodite in cucina (1984).
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L’ASSAGGIO
<< Ambiente
che, a tutt’oggi, è teatro, un po’ angusto
se vogliamo, di convegni amorosi, a volte
acrobatici, ma sempre esaltanti, è
l’automobile. Io l’ho avuta dopo i
venticinque anni e, in effetti, ne ho fatto
largo uso; ricordo in particolare – ero già
attore di teatro – le mie tournées a
Ferrara, dove ho avuto per anni due
appuntamenti golosi: uno con una bella
ragazza che, con quel tanto di
spregiudicatezza che non sconfina nella “mignotteria”,
mi attendeva ogni anno per questo eccitante
incontro da lei voluto e cercato. L’altro
appuntamento era con un ghiotto cibo: la
“salama da sugo” di Ferrara, egregio
aiutante di campo nelle schermaglie amorose.
La salama da sugo non è certo
cibo che metteresti sul desco familiare ogni giorno, ma ti
può far venire la voglia, l’acquolina in bocca, tale da
indurti a fare un viaggio solo per gustarla, esattamente
come mi sorgeva, prepotente, la voglia di quell’incontro
annuale, tanto più stuzzicante in quanto sporadico,
insolito, del tutto privo di implicazioni e complicazioni.
L’aspetto erotico della salama
di Ferrara (alludo all’alimento, naturalmente) è legato alle
calorie e quindi alle energie che fornisce, così come
altrettanto nutriente e di conseguenza energetica è la
famosa bistecca alla fiorentina, quando è alta veramente tre
dita, quasi completamente cruda, visto che la carne dotata
di molto sangue appartiene alla categoria dei cibi
afrodisiaci, se non altro perché ti carica o ricarica.>>
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