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Wilkie Collins
Vita di un furfante
Traduzione di Vincenzo Pepe
Ft. 12,2 x 18
pp. 192
€ 12,90
ISBN 88-6043-015-1
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IL LIBRO
Lontano sia dal filone poliziesco che da
quello fantastico in cui Collins eccelse,
Vita di un furfante “non è mai serio per
due momenti consecutivi e si legge tutto
d’un fiato” (sono parole dello stesso
autore) come succede nelle migliori
detective-stories. A coinvolgere il
lettore non è la tecnica di suspense,
né l’intrigo; è piuttosto il brio, la vis
comica irresistibile con cui il
protagonista Frank Softly, giovane di buona
ma squattrinata famiglia, ricostruisce le
sue “memorie” di furfante alla fine redento.
Da medico mancato a falsificatore di quadri,
Frank è coinvolto suo malgrado in
un’organizzazione criminale che gli
procurerà la deportazione forzata in
Australia. Insieme alla comicità, a
catturare il lettore c’è poi la limpidezza
della prosa, che nella sintesi della lezione
settecentesca di derivazione anche
picaresca, con moduli narrativi tipicamente
vittoriani, è agita da un grande piacere di
raccontare e di divertire.
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IL
SUCCESSO DI COLLINS IN ITALIA
L’opera narrativa di Wilkie Collins è ben
nota al lettore italiano, che ne ha
decretato da molti anni il successo.
Numerosi sono i suoi romanzi e racconti
tradotti nel nostro Paese. Tra i titoli
pubblicati recentemente ricordiamo La
donna in bianco, La donna del sogno,
Foglie cadute, Uomo e donna,
Veste nera, La pietra di Luna.
Sfuggito alle principali case editrici,
Vita di un furfante – unico nella
produzione narrativa dello scrittore inglese
– era finora inedito in Italia.
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L’AUTORE
Wilkie Collins, nato nel 1824 a Londra, dove
il padre William era un affermato pittore di
paesaggi, abbandonò ben presto gli studi
giuridici per assecondare la sua vocazione
letteraria. Nel 1850 conobbe Charles
Dickens, di cui divenne amico, collaborando
assiduamente alla sua rivista. Come
scrittore aveva esordito nel 1848 con una
biografia del padre, morto l’anno
precedente. Pubblicò poi due romanzi,
Antonina (1850) e Basil (1852),
ma il vero successo lo ottenne con La
donna in bianco (1860) e con La
pietra di Luna (1868), che insieme ad
altre opere ne fanno un maestro della
narrativa del mistero, consacrandolo “padre
del romanzo poliziesco”. Morì a Londra nel
1889.
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