COLLANE

> I lapilli

> Il portico

> Grandi Narratori

> Filo spinato

> La camera del fuoco

> Il tuffatore

> Lo stellato

> Il vello d'oro

> Album Marlin

> Le guide Marlin

> Fuori collana

 
 

 

   

 

 
 
 

 

 

 

 

 
> Interventi

Rita Giaretta (e le sorelle della Comunità Rut)
Suora
Orsolina del S. Cuore di Maria

LA DIGNITÀ E LA LIBERTÀ DELLA DONNA
Febbraio 2011

Da anni, insieme a tre mie consorelle (suore Orsoline del S. Cuore di Maria), sono impegnata in un territorio a dire di molti "senza speranza". Un territorio, quello casertano, sempre più in ginocchio per il suo grave degrado ambientale, sociale e culturale, dove anche la piaga dello sfruttamento sessuale, perpetrato a danno di tante giovani donne migranti, è assai presente con i suoi segni di violenza e di vera schiavitù.

Come donna, come consacrata, provocata dal Vangelo di Gesù che parla di liberazione e di speranza, insieme alle mie consorelle, ho scelto di ‘farmi presenza amica’ accanto a queste giovani donne straniere, spesso minorenni, per offrire loro il vino della speranza, il pane della vita e il profumo della dignità.

Oggi, osservando il volto di Susan chinarsi e illuminarsi  nel volto del suo piccolo Francis, scelto e accolto con amore, ripensando alla sua storia, una tra le tante storie accolte, la quale ancora bambina (16 anni) si è trovata sulle nostre strade come merce da comprare, da violare e da usare da parte di tanti uomini italiani, sono stata assalita da un sentimento di profonda vergogna, ma anche di rabbia.

Ho sentito il bisogno, come donna, come consacrata e come cittadina italiana, di chiedere perdono a Susan per l’indecoroso spettacolo a cui tutti, in questi giorni, stiamo assistendo.  E non solo a Susan, ma anche alle tante donne che hanno trovato aiuto e liberazione e alle tante, troppe, donne ancora schiave sulle nostre strade. Ma anche ai numerosi volontari e ai tanti giovani che insieme a noi religiose credono nel valore della persone, in particolare della donna, riconosciuta e rispettata nella sua dignità e libertà.

Sono sconcertata nell’assistere come da ‘ville’ del potere alcuni rappresentanti del governo, eletti per cercare e fare unicamente il bene per il nostro Paese, soprattutto in un momento di così grave crisi, offendano, umilino e deturpino l’immagine della donna. Inquieta vedere esercitare un potere  in maniera così sfacciata e arrogante che riduce la donna a merce e dove fiumi di denaro e di promesse intrecciano corpi trasformati in  oggetti di godimento.

Di fronte a tale e tanto spettacolo l’indignazione è grande!

Come non andare con la mente all’immagine di un altro ‘palazzo’ del potere dove circa 2000 anni fa al potente di turno, incarnato nel re Erode, il Battista gridò con tutta la sua voce: “non ti è lecito, non ti è lecito!”

Anch’io oggi, anche a nome di Susan, sento di alzare la mia voce e dire ai nostri potenti, agli Erodi di turno, non ti è lecito! Non ti è lecito offendere e umiliare la ‘bellezza’ della donna; non ti è lecito trasformare le relazioni in merce di scambio guidate da interessi e denaro; e soprattutto oggi non ti è lecito soffocare il cammino dei giovani nei loro desideri di autenticità, di bellezza, di trasparenza, di onesta; tutto questo è il tradimento del Vangelo, della vita e della speranza!

Ma davanti a questo spettacolo una domanda mi rode dentro: dove sono gli uomini, dove sono i maschi? Poche sono le loro voci, anche dei credenti, che si alzano chiare e forti.  Nei loro silenzi c’è ancora troppa omertà, nascosta compiacenza e forse sottile invidia. Credo che dentro questo mondo maschile, dove le relazioni e i rapporti sono spesso esercitati nel segno del potere, c’è un grande bisogno di liberazione.  

E allora grazie a te Susan, sorella e amica, per aver dato voce alla mia e nostra indignazione, ora posso, come donna consacrata e come cittadina, guardarti negli occhi e insieme al piccolo Francis respirare il profumo della dignità e della libertà.


Ricky Tognazzi
Regista e attore

RICORDO DI UGO TOGNAZZI
Marzo 2011

Io e i miei fratelli abbiamo deciso di ricordare papà al Teatro Ponchielli di Cremona festeggiando il suo compleanno che cade il 23 marzo.

Oggi Ugo, sarebbe un "diversamente giovane" di ottantanove anni. Sono passati quasi ventun'anni da quando Ugo si è assentato in modo ingiustificato: sembra ieri. Il suo ricordo è vivido non solo in tutti noi che gli abbiamo voluto bene, ma anche in chi lo ha contestato, perché Ugo è stato "attore protagonista" di un gran pezzo di storia,   ha saputo "recitare" in quel suo modo caldo e sornione raccontando pregi e difetti di una generazione straordinaria.

Papà ha incarnato attraverso i suoi personaggi la grande voglia di vivere di chi aveva trascorso la propria giovinezza sotto le bombe e di chi ha dovuto lottare per il proprio destino. La generazione dei nostri padri è stata artefice di una rinascita culturale e sociale e Ugo è riuscito a rappresentarne ogni aspetto con sapienza e creatività che lo hanno fatto diventare non solo uno dei più grandi attori di tutti i tempi, ma anche un simbolo nazional-popolare. Lo dimostra ancora oggi l'affetto che gli italiani hanno nei suoi confronti, anche i più giovani che lo hanno conosciuto solo attraverso le sue opere.

Come figlio posso dire che
papà,  come quei sartini di una volta, portava il lavoro a casa. Spesso la sera ci si ritrovava insieme a cucire, imbastire e disegnare i suoi personaggi. Io e i miei fratelli eravamo i primi spettatori "interattivi" (altro che 3D! ) dei suoi personaggi. Ci raccontava la trama dei film, la scena che aveva girato e quella che avrebbe dovuto girare il giorno dopo. Ci chiedeva consiglio, cercava soluzioni, sperimentava affinando i suoi tempi comici. Ci insegnava il mestiere dell'attore, che non vuol dire solo imparare a memoria un ruolo, ma immedesimarsi nelle aspirazioni e nelle contraddizioni dei personaggi a cui devi dare vita. Noi, ipnotizzati come dei bambini davanti a un illusionista, assistevamo alle sue straordinarie trasformazioni prima tra le mura di casa e poi sul grande schermo, orgogliosi che quell'uomo che tutti ammiravamo era il nostro papà. Ancora oggi proviamo quell'orgoglio.

Claudio Sommaruga
Ex internato militare e deportato politico,
ricercatore storico dell'ANRP e del GUISCO


DALLA GIORNATA DELLO SHOAH
AGLI IMI SENZA FISSA DIMORA

Febbraio 2012

Come testimone diretto e interessato della nascita e dell'evolvere della legge riguardo la Giornata della memoria rilevo che c'era una volta il "27 gennaio", segnalato soprattutto alle scuole e dedicato alla memoria della Shoah nei KL di eliminazione; poi venne esteso anche alla memoria dei Lager dei deportati politici civili, pure essi da eliminare ma col lavoro forzato e ai Lager di concentramento degli I.M.I., di vocazione badogliani ma considerati forza di lavoro o potenziali collaboratori militari del Reich o della Repubblica di Salò. Questa ammucchiata è stata pensata probabilmente per non complicare particolarmente le scuole con tre giornate di memorie dei Lager. Come testimone diretto e interessato della nascita e dell'evolvere della Legge riguardo la Giornata della memoria rilevo che c'era una volta il "27 gennaio", segnalato soprattutto alle scuole e dedicato alla memoria della Shoah nei KL di eliminazione; poi venne esteso anche alla memoria dei Lager dei deportati politici civili, pure essi da eliminare ma col lavoro forzato e ai Lager di concentramento degli I.M.I., di vocazione badogliani ma considerati forza di lavoro o potenziali collaboratori militari del Reich o della repubblica di Salò. Questa ammucchiata è stata pensata probabilmente per non complicare particolarmente le scuole con tre giornate di memorie dei Lager. Ma, di fatto, il 27 gennaio restò nei media un ibrido con preponderanza della Shoah e con le briciole ai deportati politici e agli I.M.I. Di fronte all'ammucchiata squilibrata del 27 gennaio, che nuoce a chi meno e a chi più, il sottoscritto, ex internato militare ed ex deportato politico civile, condivide la proposta di Primarosa Pia, figlia e nipote di deportati politici, affinché la "Giornata della Memoria" venga riservata come in origine alla Shoah e a coloro che furono perseguitati per ragioni diverse da scelte personali. 
Per tutti gli altri, i deportati politici programmati a morire col lavoro duro, e gli I.M.I., mi sta bene che siano considerati un'altra storia, ma a patto che il loro sfratto sia accompagnato da una promozione a una fissa dimora e che non sia una panchina!
Per i politici KZ mi sembrerebbe indicato il 5 maggio, giorno della liberazione dell'ultimo Lager, quello di Mauthausen, anche perchè è in quel giorno che anche gli ultimi superstiti delle marce della morte partiti da Auschwitz sono stati liberati! E non tutti ad Auschwitz erano ebrei.
Da vecchio I.M.I., permettetemi di rilevare che a differenza di innamorati, mamme, nonni, foibe, partigiani, malattie, ecc., essi non hanno un propria giornata commemorativa ma sono ospitati caritatevolmente da deportati e partigiani e l' 8 settembre, "giornata del "NO", è invasa da tutti.
Ciò premesso teniamo presente che:

-I destinati allo sterminio non avevano scelte da compiere e subivano con disperazione o rassegnazione la loro eliminazione programmata nei KL.

- I politici civili, deportati anche loro in KL, avevano compiuta una sola scelta iniziale, consapevole, arruolandosi nella Resistenza, consci di una loro possibile cattura e soppressione.

- Gli I.M.I., unici "volontari nei Lager" nella storiografia delle deportazioni, dopo il loro "NO"  plateale che inaugurò la "Resistenza", compirono una scelta continua lunga 20 mesi, pari a 600 giorni o 50 milioni di secondi, per contribuire a dare agli italiani libertà e democrazia a costo di quasi 30.000 caduti iniziali e oltre 50.000 nei Lager d'Europa. Se fossero stati altrettanti "SI" si sarebbe scritta di certo una storia diversa!

Quella degli I.M.I. è stata per molti anni una storia sottovoce, colpevolmente affossata dagli italiani e che pochi conoscono, testimoniata per lo più in qualche scuola e concorrente di altre storie, di ben più larga risonanza mediatica, di ebrei, deportati politici civili e partigiani.
Gli I.M.I., ormai quasi estinti, non sono più in grado di reclamare-perorare una giornata dedicata alla loro storia! Le loro associazioni sono in chiusura o già chiuse o in fondazioni quasi senza fondi. A differenza della Germania da noi scarseggieno musei, mostre o riconoscimenti dedicati alla Resistenza e agli oltre 600.000 I.M.I., salvo l'alibi di poche migliaia di "medaglie d'onore" e di una commissione storica italo-tedesca insediata a Villa Vigoni (Como), di cui non si sente parlare e che dovrebbe regalarci una storia condivisa che malignamente immagino piegata a compromessi.
Dulcis in fundo,  la Corte di Giustizia dell' Aja - la chiamerei piuttosto "corte dei compromessi" - ha sancito che le vittime italiane della Germania (stragi, deportati e internati) non devono essere risarcite a differenza di quanto disposto dalla magistratura italiana. 
Una sentenza ingiusta ma scontata perchè il diritto al risarcimento scatenerebbe una reazione globale a domino che si estenderebbe a tutti gli schiavi e vittime di Hitler, alle vittime dei 1300 criminali di guerra italiani nei Balcani e colonie (100.000 vittime libiche già riconosciute da Berlusconi a Gheddafi) e di conseguenaza nelle guerre coloniali europee in tutti i continenti!
A questo punto ci vorrebbe una prescrizione inesistente per le vittime dei crimini contro l' umanità: 20 anni come vorrebbero i tedeschi, 100...200..? 
Altrimenti i  troiani potrebbero richiedere un indennizzo ai greci, i sabini ai romani per il ratto delle loro donne, i cosiddetti "briganti" borbonici ai piemontesi...
Amen.
 

 



1. RITA GIARETTA
La dignità e la libertà della donna

2. RICKY TOGNAZZI
Ricordo di Ugo Tognazzi

3. CLAUDIO SOMMARUGA
Dalla giornata della Shoah agli IMI senza fissa dimora