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Tracy Chamoun
Il mio cuore tra le rovine
Guerra e
pace in Libano
Postfazione di Nello Rega
Traduzione di Anna Maria Cagiano
Malvezzi
Ft. 13,2 x 20
pp. 192
€
13,00
ISBN 978-88-6043-032-8
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UNA
TRAGEDIA CHE SI RINNOVA
Come dimostrano gli scontri e gli attentati di questi mesi, nel
Libano apparentemente “sedato” il fuoco della guerra civile covava sotto la
cenere, ed è bastato poco a farlo divampare. Questo libro racconta gli inizi e
le fasi più sanguinose della tragedia libanese, dalle prime lotte sanguinose tra
le opposte fazioni fino all’uccisione del padre dell’Autrice. Un racconto
emozionante e coinvolgente che, alla luce di quanto sta accadendo nelle ultime
settimane, ci invita a riflettere sulle terribili conseguenze degli odi e delle
ambizioni di potere tra i figli di una stessa terra un tempo bellissima, ricca e
felice, tanto da essere definita “la Svizzera del Medio Oriente”.
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IL LIBRO
“La camera è buia, scrivo alla luce di una candela. Non c’è
corrente. Tutto il paese è immerso nell’oscurità. Mi sento stranamente calma. La
mia vita è questa. Questo paese. Questa gente…”. Il paese è il Libano, devastato
da una terribile guerra civile che vede scontrarsi ferocemente cristiani e
musulmani, e poi gli stessi cristiani tra loro, con Israele e la Siria nelle
vesti di minacciosi e interessati sostenitori. Nel 1990 Dany Chamoun, figlio
dell’ex presidente libanese Camille Chamoun (1952-58), viene selvaggiamente
ucciso insieme alla sua seconda moglie e ai loro due bambini. In questro libro
Tracy Chamoun, la figlia maggiore, racconta la sua infanzia felice, e
un’adolescenza scandita dall’aumento della violenza e dal disintegrarsi di una
terra bellissima, caratterizzata da una società multiconfessionale, fino al
giorno del dramma. Dalle sue parole emergono le contraddizioni di una vita che
la vede privilegiata, grazie alla posizione sociale e politica della sua
famiglia, e poi invisa e costretta a vivere all’estero, lontana dal suo paese,
dai suoi familiari, dai suoi studi, solo per il nome che porta. Parla degli
amici che improvvisamente incontra, schierati contro suo padre, forse fra i suoi
uccisori… Rivede se stessa, bambina, “giocare” in modo naturale con il fucile
del padre, seguirlo nelle sue missioni di controllo. Confessa l’imbarazzo di
dover ricevere le condoglianze prima per il nonno, accanto alla madre e alla
seconda moglie di suo padre… Questo racconto è soprattutto l’itinerario
spirituale di una donna che, attraverso le sofferenze e le lacrime, trova a poco
a poco la strada verso la fede, la pace, il perdono, in un paese dove questi tre
grandi doni sono ancora oggi, a seguito degli ultimi tragici avvenimenti, un
lontano miraggio. |
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GUERRA E
PACE IN LIBANO
Scrive l’autrice nella prefazione: “Non
credo che a livello nazionale il trauma
della Guerra Civile Libanese sia mai stato
affrontato. Io, come altri, mi sono
meravigliata della capacità del mio popolo
di risollevarsi da questi anni di estrema
sofferenza, paura e odio, come se la lotta e
la distruzione non fossero mai esistite.
Sembrava quasi che mentre il Libano veniva
ricostruito, si installasse una generale
amnesia, nel bene e nel male. Comunque, a
livello personale ho imparato che se non si
affrontano i demoni che sono dentro di noi,
questi inevitabilmente ricompaiono.
Le profonde divisioni in Libano fra razze, credo e ideologie politiche sono
assolutamente reali. Sono state militarmente controllate sotto l’occupazione
siriana, ma stanno via via riemergendo ora che la società cerca di esprimere la
propria multiconfessionalità. I recenti attacchi israeliani sono serviti solo a
polarizzare e radicalizzare le differenze.
Comunque, è facile parlare di differenze. Siamo esperti nel creare forme di
identificazione alle quali ci attacchiamo nella nostra ricerca di senso. Ma
oltre ai problemi reali, nella psiche del popolo libanese c’è sempre in agguato
una ferita molto più profonda. Il riflettersi di un problema molto più grande,
che coinvolge tutto il mondo, ed è molto semplice. La convinzione di essere
tutti diversi l’uno dall’altro. Ma non è così…”. |
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L’AUTRICE
Tracy Chamoun nasce in Libano nel 1960. Si
laurea a Londra in Sociologia e Comunicazione. Per molti anni lavora nel
settore della televisione satellitare. Nel 1990, dopo l’uccisione del padre e
dei suoi fratelli, va in America, dove continua a lavorare nell’ambito
televisivo (Discovery Channel e Learning Channel). Nel 1991 scrive il suo primo
libro, Il mio cuore tra le rovine (titolo originale: Au nom du père),
per il quale le viene conferito a Parigi il “Prix Verité” (lo stesso conferito
a Dominic Lapierre per La città della gioia). Vive per un certo tempo in
Francia, pur continuando a dare conferenze sui temi della pace e della guerra
in varie parti del mondo e a farsi strenua sostenitrice della tolleranza e
della coesistenza. Dal 1993 al 1995 ritorna in Libano per il processo per
l’uccisione del padre e dei fratelli. Nel 1993 finisce di scrivere un secondo
libro, Amaré, sempre sui problemi connessi alla guerra e alla pace.
Attualmente vive in Florida, dove ha aperto uno studio per l’insegnamento e la
pratica dello yoga.
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L'ASSAGGIO
<<In quel mese di aprile 1975 nessuno credeva che la guerra
fosse già lì. Quando parlavamo di quei combattimenti, li definivamo “round”,
primo round, secondo round e così via, nella speranza che i problemi si
risolvessero da soli. Alcuni mesi dopo, quando giunse il quarto round, si voltò
una pagina della storia, ma nessuno di noi se ne rese conto. Ancora oggi, molti
anni dopo, i libanesi continuano a non cercare le soluzioni in loro stessi, ma
aspettano che altri gliele offrano: gli americani, i siriani, gli israe-liani,
i loro uomini politici, l’esercito, il denaro, le armi... Continuiamo a non
capire che dobbiamo cominciare con il cambiare noi stessi, modificando i nostri
comportamenti verso gli altri; continuiamo a litigare fra noi per il potere e
ci tradiamo reciprocamente senza alcun senso morale. Da quel giorno segnato dal
destino, la mia vita non è stata più la stessa. Scoprii che anche mio nonno
aveva fondato una milizia, “le Tigri”, che ben presto divenne parte integrante
della mia vita quotidiana. Ormai, quando mi svegliavo al mattino, la casa era
piena di questi uomini. I fucili diventarono degli oggetti familiari in casa e
ovunque si trovavano armi automatiche: nelle macchine, nelle camere e nelle
mani dei giovani combattenti.>>
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