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Pompilio
Trinchieri
Gli zoccoli
di Steinbruck
Peripezie e di un
bersagliere tra guerra e lager
A cura di Mario Avagliano e Marco Palmieri
Ft. 12,2 x 20
pp. 168
€
14,00
ISBN 978-88-6043-073-1
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IL LIBRO
Le memorie di Pompilio
Trinchieri si aprono con un primo
scritto che copre il periodo dal 6
luglio al 3 agosto 1942, con la
cronaca ora per ora del lungo
viaggio di andata e ritorno dal
fronte, per una missione di
rifornimento all’Armir, l'Armata
italiana in Russia. Si tratta di un
documento di grande interesse, dal
quale emergono ampie tracce del tipo
di guerra totale voluta da
Hitler: una guerra spietata e
violentissima, combattuta non solo
al fronte ma nelle retrovie contro
la popolazione civile, e intrisa di
quell’odio razziale che permeava
l’ideologia nazista. Una guerra
non convenzionale da parte dei
tedeschi, della quale, dopo
l’armistizio dell’8 settembre 1943,
Pompilio cessa di essere spettatore
impotente e diviene vittima, subendo
la deportazione e la prigionia nei
lager, per aver rifiutato l’adesione
alla Repubblica di Mussolini. Ed è
proprio a questa esperienza di fame,
maltrattamenti,
punizioni,
che è
dedicata la seconda più ampia parte
del libro. Un diario-memoria della
prigionia basato su annotazioni e
appunti presi mentre si svolgevano i
fatti, con grave rischio personale,
dall'animoso bersagliere romano. Una
narrazione che ha valore di fonte
storica e contribuisce ad aggiungere
ulteriori elementi di
conoscenza alla vicenda spesso
dimenticata degli IMI, gli
Internati Militari Italiani.
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L’AUTORE
Pompilio Trinchieri nacque
l’11 agosto 1915 a San Vito Romano
(Roma). Trasferitosi bella capitale,
nel 1937 fu chiamato alle armi nel
2° Reggimento Bersaglieri.
Richiamato alla vigilia
dell’ingresso in guerra dell’Italia,
fu destinato al fronte in Albania,
Grecia e Russia. Nel 1942 sposò
Luciana Casadei, da cui ebbe quattro
figli. L’8 settembre del 1943 si
trovava in Grecia, a Khalkis,
nell’isola di Eubea. Catturato dai
tedeschi, fu portato in Germania e
internato nello Stalag III B (il 6
dicembre 1943 sarà trasferito nello
Stalag IX C, a Bad-Sulza), con il
numero di matricola 310778 , per
aver rifiutato di aderire alla
Repubblica Sociale
Italiana. Sottoposto al lavoro
obbligatorio, durante la prigionia
fu condannato a due mesi di
detenzione nel campo di punizione di
Steinbruck. Dopo la liberazione,
rientrò in Italia e fu assunto come
impiegato dal Comune di
Roma. Passione della sua vita fu il
calcio: grande tifoso della
Roma, durante il servizio militare
giocò nel Padova e successivamente
fu anche arbitro e commissario di
campo. E' morto a Roma il 18 maggio
2011, all’età di 95 anni.
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